Correlazione indici e cicli solari…

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Published on: 10 March 2003
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Correlazione indici e cicli solari…

Con questa argomentazione vorrei mettere in evidenza la correlazione che esiste tra i vari cicli del SOLE, vera locomotiva del clima su Gaia, e le conseguenze marine e atmosferiche che ne derivano, le carrozze del treno…

Partiamo dal presupposto che quello che sto per scrivere deriva da una mia convinzione, dettata da anni di verifiche, e che non esistono studi scientifici dai quali ricavare certezze.

Come detto il sole rappresenta la fonte primaria di energia per la nostra Terra e inequivocabilmente detta legge su ciò che accade a livello atmosferico e marino sul nostro pianeta.

Una forte attività solare determina un maggiore irradiamento e di conseguenza la maggiore possibilità di avere casi di EL NINO, nel caso del fenomeno inverso parliamo di LA NINA.

Nel caso di forte attività solare, intensi brillamenti, abbiamo un aumento di raggi UV che vengono assorbiti dalla fascia di ozono, causando un riscaldamento stratosferico. Nella maggioranza dei casi, una situazione del genere, potrebbe influenzare la temperatura e la pressione in troposfera causandone modifiche molto rilevanti, cosi’ come influenza le caratteristiche marine.

Nel grafico di sotto i cicli solari e i fenomeni di LA NINA e EL NINO.

Il Ciclo di Hale, ciclo orbitale del sole, raggruppa due cicli undecennali e corrisponde all’intervallo tra due apparizioni di macchie solari con polarità magnetica identica. Hale si è accorto che queste polarità restano costanti durante un ciclo di Schwabe per invertirsi all’inizio del ciclo successivo. In seguito ai due cicli undecennali, i gruppi di macchie ritrovano una bipolarità magnetica identica a quella manifestata dai gruppi che sono apparsi precedentemente(22 anni). Questo viene definito il vero ciclo solare.
In seguito a verifica ci si è accorti che conseguentemente ad una bassa attività solare tende ad abbinarsi meglio La Niña, viceversa El Niño Questa opposizione richiama il ciclo magnetico del sole.
Ora andiamo a visionare alcuni indici teleconnetivi di notevole rilevanza per le sorti meteo-climatiche nel medio periodo.

Partiamo con il parlare del PDO:
Il PDO (Pacific Decadal Oscillation) scoperto da Hare nel 1996 ha un ciclo che varia dai 20 ai 30 anni ed è caratterizzato da due fasi:
– fase calda, positiva, al nord-est del Pacifico le acque sono più fredde del normale, mentre sono più calde lungo l’America nord-occidentale

– Nella fase fredda, negativa, arco di acqua calda che va dal nord al sud del Pacifico passando vicino al Giappone, mentre avremo acqua fredda lungo il Nord America occidentale nonché una grande zona di acqua fredda vicino all’equatore.
PDO e ENSO sembrano essere fortemente collegati al ciclo solare

Al momento c’è appena stato, in seguito al calo delle macchie solari, il passaggio in fase negativa del PDO e sviluppo de LA NINA.

In fase di PDO negativo avremo dunque maggiori possibilità di casi di LA NINA.

Da qui la correlazione :

minimo del ciclo di Hale / PDO negativa e sviluppo di LA NINA.

Ora mettiamoci la NAO, (North Atlantic Oscillation):

indica la differenza fra l’anomalia di pressione registrata in Portogallo e quella registrata in Islanda. – fase positiva è data dalla presenza di una forte depressione semipermanente d’Islanda contrapposta ad un forte anticiclone delle Azzorre disteso sui paralleli.

– fase negativa vede una situazione barica invertita, con anticicloni tra Groenlandia e Islanda e depressioni sulle Azzorre.
L’attività solare sembra regolare in maniera inequivocabile anche l’indice NAO. Fase negativa con minimo del ciclo solare. Infatti ecco che notiamo l’aumento di casi di depressioni in area azzorriana e in seguito l’espandersi di anticicloni al latitudini nord atlantiche.

Altro indice fondamentale è il QBO (Quasi-Biennal Oscillation):

La QBO indica la direzione dei venti zonali, ossia quelli diretti lungo i paralleli, nella stratosfera tropicale. Nell’arco di circa due anni tali venti compiono due successive e graduali inversioni nella direzione di provenienza, fino a tornare allo stato originario. Valori negativi della QBO indicano che nella stratosfera tropicale i venti soffiano da est verso ovest, viceversa per valori positivi.

Questo indice si comporta in modi diversi a seconda dell’intensità solare, pur mantenendo lo stesso segno, e quindi la stessa direzione dei venti.
Da qui si è potuto constatare che con massimo del ciclo solare, in fase di QBO negativo, avremo più freddo al polo e più caldo alle medie latitudini, mentre, in fase di QBO positivo sarà l’inverso.

Con il minimo solare e QBO negativo, caldo al polo e freddo alle medie latitudini, mentre con QBO positivo freddo al polo e caldo alle medie latitudini.

Ma si è anche notato che nei periodi di bassa attività solare la semi-permanente d’Islanda si rafforza con QBO negativa, mentre si indebolisce quando questo indice è positivo. Influenzando cosi anche il NAO.

Fatte queste premesse, a mio avviso d’obbligo, andiamo a verificare l’effetto de LA NINA, fattore che quest’anno potrebbe fare il bello e cattivo tempo sulla nostra penisola.

Vero che quando le acque del Pacifico si raffreddano in maniera anomala le stagioni invernali sull’Italia possono risultare asciutte, ma molti si dimenticano di dire che ciò si verifica in casi di intensità molto forte. Anche importante sottolineare che, in correlazione a fasi specifiche di altri indici, nel passato abbiamo avuto invernate ricche di precipitazioni e freddo anche con NINA forte, senza andare troppo lontano ricordiamoci gli anni 70.

La Nina infatti influenza i movimenti dell’anticiclone delle Azzorre. Se le differenze di temperatura tra le basse latitudini e quelle elevate sono alte, è probabile che l’anticiclone rimanga defilato ad ovest del Continente e limitandosi solo a qualche incursione; ma se la Nina è intensa, il raffreddamento del Pacifico può influenzare su vasta scala tutta la troposfera, e lo scarto termico si attenua. In questo modo l’anticiclone delle Azzorre si estende verso nord e verso est impedendo alle saccature e dunque alle perturbazioni di inserirsi nell’area mediterranea.

Ecco perché si riscontra sul nostro territorio la mancanza di precipitazioni. Una stasi anticiclonica e l’inserimento di qualche avvezione dal nord Europa può comportare un riscontro di temperature medie più basse del normale con qualche nevicata in Appennino, ma fenomeni scarsi sulle Alpi.

A queste considerazioni specifiche sulla NINA bisogna poi correlare tutti gli altri indici e in primis il QBO che al momento risulta molto negativo, che nel caso di incursioni dal nord Europa con NINA debole o moderata, potrebbe far instaurare, in retrogressione, una componente continentale di notevole portata.

Un cordiale saluto

Luca Romaldini

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