Tam Tam in Europa…dal 2012 lo scatto climatico!!!

Categories: Articoli Clima
Comments: Comments Off on Tam Tam in Europa…dal 2012 lo scatto climatico!!!
Published on: 12 June 2002
Share the joy
  •  
  •  

Tam Tam in Europa…dal 2012 lo scatto climatico!!!

Studiando il clima della Terra nel passato, possiamo evidenziare come ci siano stati dei cambiamenti molto rapidi, e non graduali, da un tipo di clima all’altro.

La chiave di lettura per capire questi “scatti climatici” è l’atmosfera che, come sappiamo, fa circolare il calore e l’umidità intorno al globo, ma che da sola ridistribuisce solo metà dell’energia che la Terra riceve dal Sole. L’altra metà viene trasportata intorno al nostro pianeta da un sistema di circolazione altrettanto importante ed imponente, ma meno conosciuto: gli oceani.


L’atmosfera e gli oceani sono i creatori del clima terrestre, solo che l’atmosfera è una lepre, mentre l’oceano è una tartaruga.
I cambiamenti rapidi della circolazione atmosferica causano tempeste, irruzioni fredde ed ondate di calore, che possono durare svariati giorni.
Gli oceani possono impiegare anni, decenni o anche millenni perché avvenga una completa ridistribuzione perché immagazzinano il calore 1000 volte di più che l’atmosfera.
Ecco perchè i cambiamenti nella circolazione degli oceani possono occupare la scena planetaria su larga scala e per lungo tempo.

Ora partendo da questo concetto fondamentale, ecco perché come basi per le previsioni e le tendenze il WPS parte dalle anomalie sst degli oceani, si può cominciare a capire il perché spesso vado riportando che il clima terrestre è nella direzione di un generale raffreddamento.

Chi mi conosce sa perfettamente che la mia tesi di base riguarda tre fattori importantissimi:

1) Il Sole, fonte di energia senza il quale la Terra non avrebbe calore, che con le sue fluttuazioni di energia, con periodi tra l’altro abbastanza regolari, permette di sapere quanta energia entra in gioco;

2) L’Oceano e l’Atmosfera che interagiscono in maniera importante e basilare;

3) Effetto albedo con feedback positivo.

Spesso ho detto che l’espansione del Vps a latitudini più basse dipende fondamentalmente da fattori concatenati, sopra riportati, che permettono di aumentare la quantità di nevi in porzioni di territorio più vasti. Il periodo nel quale questo deve avvenire è all’inizio dell’autunno, periodo nel quale le tempeste equinoziali entrano in scena.

Come tutti sappiamo, la radiazione solare incide sulla superficie terrestre con un angolo diverso a seconda della latitudine a causa della forma sferica del pianeta e dell’inclinazione dell’asse terrestre. Dunque, in base alla massima o alla minima radiazione solare che raggiunge il suolo, possiamo definire i periodi equinoziali e quelli solstiziali. Le radiazioni solari giungono perpendicolarmente ai due tropici nel solstizio, mentre durante gli equinozi l’angolo di 90° si ottiene all’equatore. Conoscere il momento dell’anno nel quale la differenza di temperatura tra alte e basse latitudini si fa più alta, ci permette di stabilire il momento in cui un affondo del vortice polare verso sud innesca la formazione di intensi sistemi depressionari. I due equinozi di primavera e di Autunno corrispondono quindi al momento astronomico in cui all’equatore si ha il massimo riscaldamento. Un riscaldamento che si riflette alla superficie del mare e al suolo con un certo ritardo, mensile, dovuto alla lentezza di assorbimento di calore per la presenza dell’atmosfera.La storia ci ricorda numerosi episodi di forte maltempo nei periodi immediatamente successivi ai solstizi.Queste sono le tempeste equinoziali, delle bombe energetiche che traggono origine da contrasti termici tra Polo ed equatore, così elevati da innescare onde di Roosby talmente profonde da raggiungere i tropici. Spesso l’Europa è stata sconvolta da queste bombe ad orologeria ed ora i centri meteorologici europei gli danno anche un nome.

Queste tempeste equinoziali permettono un generale raffreddamento laddove le correnti risultano essere settentrionali.

In concomitanza di fattori teleconnettivi, di utilizzo comune nella meteorologia applicata di oggi, che risultano essere favorevoli a condizioni di ripetibilità configurale su vasta scala, possiamo ritrovarci in condizioni favorevoli ad un generale raffreddamento continentale (questo autunno sembrerebbe avvalorare questo concetto).

Continue discese di masse d’aria fredde permettono l’accumulo di distese nevose sul continente, provocando un aumento dell’effetto albedo continentale , feedback positivo.

Grazie a queste condizioni gli anticicloni termici hanno vita facile.

Riporto spezzone di un editoriale scritto dal nostro amico Flavio Amoroso:

“un anticiclone termico viene chiamato così perché si forma dopo un periodo piuttosto lungo di dispersione di calore per irraggiamento notturno da parte del suolo che facilmente si gela,anche perchè a quelle latitudini,in una giornata sono maggiori le ore senza luce, quindi senza calore del sole, e di conseguenza la colonnina di mercurio va verso valori crescenti negativi, aiutata anche dalla copertura nevosa che incide non poco sul raffreddamento. Come sappiamo in queste occasioni la densità dell’aria aumenta comprimendosi e facendo raggiungere valori pressori al suolo anche fino a 1060hPa. Con l’avanzare della stagione fredda l’anticiclone tende ad allargarsi, sfruttando le leggi fisiche della convergenza e divergenza. Ciò significa che in alta quota l’anticiclone russo-siberiano è come se fosse una depressione che ha il compito di attrarre aria dall’esterno verso il suo interno (convergenza);in seguito avviene la dilatazione di questa verso l’esterno (divergenza), verso quindi i territori circostanti, in questo modo l’anticiclone ha la possibilità di espandersi.”

Da questa semplice, ma importante definizione si capisce che se in una situazione di AMO positivo, PDO negativo, QBO molto negativo, NINA , ITCZ nella media, correlazioni SST marine ottimali, ci possono essere le credenziali di un inverno molto freddo con possibilità di aggancio dell’anticiclone russo-siberiano, in piena formazione verso la metà del mese di novembre, con un azzorre elevato, in blocco al flusso Atlantico.

In queste condizioni il mediterraneo rimarrebbe in balia di situazioni depressionarie alimentate da aria fredda o molta fredda provenienti dai quadranti nord-orientali.

In sintesi l’anticiclone europeo, nuova figura barica di importanza strategica, latente e visibile in pieno inverno permetterebbe un generale raffreddamento continentale su tutto il compartimento europeo.

Sottolineo che, a mio parere, il massimo del riscaldamento terrestre è già avvenuto tra il 1999 e il 2002, e gli oceani rilasciando calore molto più lentamente dell’atmosfera, hanno permesso il prolungamento dell’effetto.

Il sole si avvicina al minimo di attività e gli effetti già si notano sull’atmosfera che, come una lepre, segna i primi passi al raffreddamento constatato nell’emisfero australe quest’anno. Da settembre l’emisfero boreale risponde con un sotto media di 2°C e il raffreddamento continua. Lo si può ben notare dall’avanzamento della banchisa polare, che dopo aver raggiunto il minimo storico proprio quest’anno, ora si espande in maniera impressionante. Prossimo passo il raffreddamento del compartimento continentale, peraltro già in atto, del Canada, Alaska, Siberia e Russia europea, Scandinavia, greonlandia.

L’effeto albedo aumenta e il raffreddamento accelera.

Altro fattore importante senza dubbio è la difficoltà della circolazione termo-alina del nord Atlantico, sia in causa-effetto della NINA che del forte scioglimento dei ghiacciai di quest’anno, a contrastare un avanzamento dell’anticiclone termico verso ovest.

Senza dubbio non è facile dare una soluzione finale a quello che sarà il clima in Europa e nel mondo, proprio perché il SISTEMA CLIMATICO ricerca sempre il bilanciamento termico-precipitativo, che può esserci in anni come in centinaia di anni e a volte anche millenni.

Comunque, a mio avviso, le caratteristiche invernali europee tenderanno ad avere sempre più caratteristiche, a volte contrarie a ciò che dico a seconda di fattori teleconnettivi, di diminuzione termica in pochi anni.

Riporto pensieri di molti anni fa:

Europa sempre più con clima continentale, formazione di anticiclone termico anche sul vecchio continente, CDG in difficoltà , meno precipitazioni in Europa, più freddo in inverno e più caldo in estate nel momento del cambio climatico, ciclogenesi mediterranee alimentate da aria fredda continentale, Mediterraneo come zona di confine e scontro tra l’aria fredda continentale e quella calda tropicale, più precipitazioni in Africa equatoriale e settentrionale in particolare quella del NW, estate mediterranea non più diretta dall’azzorre, Europa che si raffredda, innesco di una nuova PEG.

Un cordiale saluto

Luca Romaldini

Previsioni meteo Italia
Slideshow
Visitatori
  • 6,916,435
Traduzione
 Edit Translation
Welcome , today is Wednesday, 18 October 2017