Ghiacci perenni in crescita nei prossimi anni…

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Published on: 14 February 2007
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Ghiacci perenni in crescita nei prossimi anni…

Una credenza da sfatare è quella che se in inverno non fa abbastanza freddo i ghiacciai sono destinati inevitabilmente a scomparire. La realtà supportata da dati è ben diversa: infatti può anche fare inverni freddissimi, ma se l’accumulo nevoso sui ghiacciai non è abbondante, durante il periodo estivo le lingue glaciali perdono terreno perché a diretto contatto con l’insolazione solare e le temperature che, normalmente alla nostra latitudine, vanno sopra lo zero anche oltre i 3500 m.
L’effetto albedo è l’unica fonte di salvezza per il ghiaccio, creando una situazione micro-climatica che permette al ghiaccio, accumulato in decenni, di resistere.

Un buon apporto nevoso durante il semestre freddo protegge il ghiaccio (che non è altro che la compressione e la cristallizzazione della neve in tempi lunghi, normalmente superiori al decennio, da qui l‘effetto vitreo trasparente). I ghiacciai alpini, ma in particolare per i rarissimi presenti in Appennino, resistono all’estate anche per un accumulo nevoso a monte del nevaio. Più neve c’è a monte e più resistono alla fusione estiva.
Sostanzialmente, quanto più l’innevamento è generoso durante il semestre freddo tanto più la lingua glaciale resiste alla fusione estiva; da qui posso affermare che lo scioglimento glaciale estivo è direttamente proporzionale alla quantità di neve caduta durante il periodo freddo.
Di certo non è l’aumento termico medio (parliamo di uno o due gradi al massimo) a causare la distruzione di un ghiacciaio, ma la sua naturale alimentazione.
Tutti sappiamo che i ghiacciai alpini negli ultimi decenni si sono ridotti, in alcuni casi anche in maniera disastrosa dal punto di vista paesaggistico e micro-climatico, ma c’è una motivazione fondamentale, che esula dal Global Warming, ma che deriva da una situazione climatica di ampio respiro a livello emisferico.
Più volte ho scritto e ribadito quanto il Sole influenzi l’andamento climatico terrestre, del resto basta abbinare i periodi di bassa o alta attività solare con l’andamento climatico terrestre, ma non voglio ribadire il discorso ormai quasi nauseante. Ricordo solo i principali indici che divengono negativi con bassa attività solare e positivi con forte attività solare, in particolare ENSO, PDO, SOI, AO, NAO e, non per ultimo ma importantissimo a livello europeo e per il clima mediterraneo, l’AMO.
L’AMO ( Atlantic Multidecadal Oscillation- Oscillazione atlantica multi decennale ), che non è altro che l’oscillazione termica dell’oceano Atlantico centro-settentrionale, rappresenta un indicatore sempre più importante e fondamentale per gli sviluppi di varie teorie climatiche e base per tendenze stagionali ad ampio respiro. Oggi, in seguito a studi mirati, siamo in grado di stilare tendenze prognostiche meteo-climatiche annuali sempre più affidabili ed è per questo che con il WPS, nella ricerca dell’ottimizzazione, questo indice rappresenta un pilastro portante insieme all’Enso e al QBO, che per il Vecchio Continente sono fondamentali.
Ricordiamoci sempre, perdonatemi se lo ripeto, che gli indici teleconnettivi variano a seconda delle variazioni dei cicli solari, ed è per questo che parlo di AMO che al momento e fino a pochissimo tempo fa sembrava non essere correlato con l’attività solare, addirittura, in seguito a studi mirati, con una variabilità del segno, dal positivo al negativo e viceversa, ogni 30 o 40 anni. Ora posso sostenere che anche questo indice varia il segno a seconda del ciclo solare.

Ricordiamo come durante questa fase di minimo solare, questo indice sia tornato in territorio negativo e con esso e nonostante un debole ENSO positivo, che presto tornerà ad essere negativo (breve ripresa in segno positivo dettato dall’andamento stagionale, l’inverno nel continente europeo sia divenuto più freddo e con maggiori apporti precipitativi. Un Amo negativo vuol significare un flusso atlantico a più a basse latitudini con sistemi ciclonici che coinvolgono più direttamente il Mediterraneo e il nord Africa e maggiori possibilità di estensione dell’anticiclone russo-siberiano verso ovest. Ne abbiamo avuto prova l’inverno passato!!!
Quando sostenevo, nel lontano 2000, che il clima sarebbe cambiato sul Vecchio continente verso un raffreddamento, deriso dai promotori del GW spalleggiati dalle multinazionali per interessi economici e governativi, intendevo questo. Nei prossimi anni questo andamento climatico si rafforzerà e avremo modo di constatarlo anche nel periodo estivo dalla famosa data del 2012, ricordo ancora una volta che nulla ha a che fare con la leggenda dei Maya.
Tutto questa variazione dal tema principale dei ghiacciai per confermare un trend di crescita delle lingue glaciali entro un quinquennio, già del resto visibile ai nostri occhi su molti dei ghiacciai mondiali, ma presto anche su quelli alpini e appenninici.
Infatti con AMO negativo e maggiori apporti nevosi, dettato dalle maggiori perturbazioni atlantiche in arrivo a bassa altitudine, e con maggiori influenze fredde continentali, che compattano e cristallizzano la neve trasformandola in ghiaccio, i nostri ghiacciai non possono far altro che avanzare e maggiori saranno le possibilità di vedere inverni con i fiocchi sulla nostra penisola, non per niente cito i due mesi continuativi di neve in pianura padana – lascio a chi vuol intendere la neve a Roma. Non dettati da warming stratosferici o situazioni particolari, ma normalità climatica che nei prossimi anni sarà sempre più evidente.

Per chi vuole dei dati riporto il grafico dell’AMO dell’ultimo secolo, collegatelo con i periodi più freddi e nevosi e viceversa; non vi sembra che il quadro termico e l’AMO siano direttamente proporzionali?

Poi per gli scettici e coloro che osteggiano alle tesi diverse da quelle dettate dalle lobbies internazionali riporto il grafico della CO2, inconsapevolmente diventato il pretesto e l’assassino del pianeta, quando invece rappresenta il nutrimento e il rinvigorimento di tutte le specie vegetali e fonte di ossigeno per tutti gli animali, compreso l’uomo.

Rispondo da subito alla domanda comune: ma allora da dove viene l’aumento della quantità di CO2 nell’atmosfera se non è l’uomo che l’influenza?
Semplicemente dagli oceani, enormi immagazzinatori di anidrite carbonica e non solo, che con l’aumento termico di Gaia, dettato dal forte ciclo solare da poco finito, hanno e stanno ancora rilasciando nell’atmosfera enormi quantità di gas serra.
Maggiori sono le temperature oceaniche e minore sarà l’assorbimento di Co2 da parte degli oceani; più freddi saranno gli oceani e maggiore sarà la Co2 assorbita dagli oceani.
Il raffreddamento degli oceani è cominciato e presto i livelli di gas serra scenderanno di nuovo su valori da noi conosciuti e considerati nella media. Media di cosa poi, degli ultimi 100 anni??? Ricordiamoci che la Terra vive da oltre 4 miliardi di anni e l’andamento climatico terrestre è variato di certo non per colpa dell’uomo.
Sottolineo che dobbiamo combattere l’inquinamento da parte di sostanze tossiche, prodotti petroliferi e radioattivi, non di certo contro la CO2.
Un cordiale saluto
Luca Romaldini

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